Ogni fashion blogger che si rispetti non può ignorare un trend così forte ed internazionale della moda come lo stile Hipster. Per questo la vostra Rebecca, dopo essersi ispirata al libro “Hipster Dixit” di Camilla Sernagiotto per l’ultimo outfit pubblicato sul blog, ha chiesto un parere alla diretta interessata, massima esperta nel settore.

Every Fashion Blogger whorty of this name can’t ignore a strong and intenational fashion trend such as THE HIPSTER STYLE. That’s why your Rebecca, after she took inspiration from Camilla Sernagiotto’s “Hipster Dixit” for her last outfit post, asks the author herself for advice, as the top-level expert in his field.
The English text is at the bottom of this entry.

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Moda alternativa: per essere hipster dentro e fuori! di Camilla Sernagiotto

Questa parolina astrusa che serpeggia tra i tavolini delle ciclo-caffetterie e tra gli scaffali delle librerie indipendenti è ormai giunta perfino all’orecchio del più sordo alle mode: hipster.

Checché ne dicano i suoi detrattori, trattasi di un animale urbano dal pedigree davvero interessante che fonda il suo credo sulle seguenti regole da seguire alla lettera: sii alternativo più che puoi, differenziati dalla massa, rispetta la natura, leggi-mangia-ascolta-guarda-vesti ciò che non è mainstream.

Ecco delineato il perfetto identikit dell’hipster dei giorni nostri.

La sua identità spesso segreta (l’hipster tende a negare di essere tale) viene immancabilmente tradita da ciò che subito di lui salta all’occhio: il suo vestiario.

E, ancora una volta checché ne dicano, l’hipster vero sa vestirsi meglio di qualsiasi fashion blogger e stylist in circolazione.

Il suo segreto sta nel tempo che dedica a rovistare in maniera certosina centinaia di capi sartoriali presso gli atelier dei migliori handcrafter europei, spesso prendendo addirittura un aereo per non perdersi l’apertura di questa o quella boutique berlinese.

Oltre alla sartorialità, l’altra cifra stilistica che caratterizza i suoi abiti è l’aspetto vintage (autentico o contraffatto che sia): l’hipster vero è un instancabile segugio di capi che si trovano nei garage market e nei negozietti di second-hand più cool, mentre quello fake si veste per lo più da H&M e Pull and Bear tagliando via l’etichetta ai propri acquisti (senza rendersi conto che sarà smascherato da chiunque bazzichi i suddetti store, ossia il 90% della popolazione).

Se proprio non si ha tempo da dedicare allo shopping retrò che regna sovrano al mercatino delle pulci, è importante prediligere almeno i negozi che meglio sposano la filosofia estetica hipster: da American Apparel fino ad arrivare a Urban Outfitters e Scout, sono tanti gli store in cui fare spese pazze approvate dai baffuti radical chic. E nel caso alcuni non avessero aperto i battenti nel Belpaese (ad esempio Urban Outfitters, che rimane ancora un miraggio), c’è sempre l’opzione dello shopping on-line. hipster dixit - camilla sernagiotto - fashion blog - rebecca thye (2)

Tuttavia rimane consolidata la credenza che il non plus ultra della sciccheria sia l’acquisto nel negozietto, da preferire al grande magazzino massificato, motivo per cui nell’indirizzario degli adepti della “setta” hipster sono scritti a caratteri cubitali i seguenti must visit milanesi (visto che Milano è una delle città più hipster d’Italia e d’Europa, diamole il giusto peso):

– L’Hub (Ripa di Porta Ticinese 69, abiti sartoriali);

– Oplà (Via Paolo Sarpi 56, capi vintage e handmade);

– Frip (Corso di Porta Ticinese 16, marche come Acne e Fjällräven);

– Cavalli e nastri (Via Gian Giacomo Mora 3, capi vintage di alta moda);

– Dictionary (Corso di Porta Ticinese 46, qui si trovano dagli zaini Herschel alle Vans Vault firmate Taka Hayashi);

– Serendeepity (Corso di Porta Ticinese 100, capi, borse e accessori vintage);

– Superfly Vintage (Ripa di Porta Ticinese 27, capi, bigiotteria e accessori vintagissimi);

– Garden K (Via Vigevano 35, capi disegnati da giovani stilisti coreani);

– Lady Pix Vintage (via Vigevano 39, abbigliamento vintage);

– Salvatore + Marie (Via Vigevano 33, capi sartoriali e oggetti di design);

– WOK (Viale Col Di Lana 5/A, alta moda hipster che spazia da Kenzo a Cristophe Lamaire).

Fermo restando che qualsiasi vestito, borsa, cintura o paio di scarpe acquistato nei suddetti templi della moda hipster sarà indubbiamente stilosissimo (quindi non abbiate paura e fidatevi dei commessi), ecco una lista della spesa degli ingredienti base per una ricetta fashion che si adatti alla perfezione alla grungitudine tipica del fashion radical nerd:

– camicie a quadri

– T-shirt ironiche (con scritte, simboli e disegni in grado di strappare almeno un sorrisetto sotto i baffi)

– T-shirt di band indie rock

– pantaloni skinny

– leggings con fantasie azteche

– abitini retrò

– stringate basse di cuoio

– Vans slip-on

– Keds

Con questi semplici nove pezzi il vostro guardaroba sarà promosso se non a pieni almeno a eccellenti voti da un’eventuale giuria hipster.

E chi volesse la lode, si studi il bigino di cultura alternativa più approfondito che ci sia: Hipster Dixit – Manuale per diventare un Hipster con i baffi! 😉hipster dixit - camilla sernagiotto - fashion blog - rebecca thye (1)

ENGLISH TEXT

Alternative fashion: to be hipster inside and out! by Camilla Sernagiotto

This abstruse little word that winds among the tables of cycle-cafes and through the shelves of independent bookstores has now reached even the most deaf ear to fashion: hipster.

Whatever his detractors may say, the hipster is an urban animal with a really interesting pedigree that bases his credo on the following rules to follow word for word: be alternative as much as you can, distinguish yourself by the mass, respect nature, read-eat-listen-watch-wear what is not mainstream.

Here outlined the perfect hipster identikit in this day and age.

His/her often secret identity (the hipster tends to deny being such) is inevitably betrayed by what immediately catches the eye about him/her: the outfit he/she’s wearing.

And, once again whatever one may say, the true hipster knows how to dress better than any fashion blogger or stylist.

The secret lies in the time devoted to rummage with the patient of Job hundreds of tailored clothes in the ateliers of the best European handcrafters, often even taking a plane not to miss the opening of this or that boutique in Berlin.

In addition to tailoring, the other peculiarity is the vintage look (both genuine and counterfeit): the true hipster is a tireless hound of clothes found in garage-markets and in the coolest second-hand shops; the fake one dresses mostly from “H & M” and “Pull and Bear” cutting off the label from his/her purchases (not realizing that it will be exposed by anyone hang out these stores, i.e. 90% of the population).

If you really don’t have time for shopping retro that reigns supreme at the flea market, it’s important to prefer at least the stores that best combine the hipster aesthetic philosophy: from American Apparel to Urban Outfitters and Scout, there are many stores where do crazy shopping approved by the mustachioed radical chic.

And in case some had not opened its doors in Italy (such as Urban Outfitters, which is still a mirage), there is always the option of shopping online.

However it remains consolidated the belief that the non plus ultra of coolness is the purchase in the little shop, that’s why in the address of the followers of the hipster cult are written in capital letters the following must-visit in Milan (since Milan is one of the most hipster city in Italy and in Europe, you must write it down!):

– The Hub (Ripa di Porta Ticinese 69, tailored suits);

– Oplà (Via Paolo Sarpi 56, vintage finds and handmade);

– Frip (Corso di Porta Ticinese 16 brands like Acne and Fjällräven);

– Horses and ribbons (Via Gian Giacomo Mora 3, high fashion vintage clothing);

– Dictionary (Corso di Porta Ticinese 46, from the Herschel backpacks to the Vans Vault designer Taka Hayashi);

– Serendeepity (Corso di Porta Ticinese 100, garments, bags and vintage accessories);

– Superfly Vintage (Ripa di Porta Ticinese 27, capes, jewelery and so vintage accessories);

– Garden K (Via Vigevano 35, garments designed by young Korean designers);

– Lady Pix Vintage (via Vigevano 39, vintage clothing);

– Salvatore + Marie (Via Vigevano 33, tailoring and design objects);

– WOK (Viale Col Di Lana 5 / A, high fashion hipster ranging from Kenzo to Christophe Lemaire).

It being understood that any outfit, bag, belt or pair of shoes purchased in these temples of hipster fashion will undoubtedly be supercool (so don’t be afraid and trust the clerks), here’s a shopping list of the basic ingredients for a recipe that fits into the fashion radical nerd grunge style:

– Plaid shirts

– Ironic T-shirt (with inscriptions, symbols and drawings snatching at least a little smile under the mustache)

– Indie rock band T-shirt

– Skinny pants

– Aztec-print leggings 

– Retro dresses

– Leather laced-up shoes

– Slip-on Vans

– Keds

With these simple nine pieces your wardrobe will be promoted, if not full, at least excellent jury votes from a possible hipster.

And those who want to praise, study the alternative culture cheatsheet more thoroughly that there is: “Hipster Dixit – Manuale per diventare un Hipster con i baffi!” (Hipster Dixit – Manual to become a Hipster with a mustache! ;))

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